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2016

Ben L'Oncle Soul - Tributo a SinatraTriennale Teatro dell'Arte



11.11.2017 - H 21:00
Teatro dell'Arte

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Tutto ebbe inizio a Los Angeles. Ben L'Oncle Soul era andato lì per fare un passo indietro - e per poter andare avanti. Era al volante di una Monte Carlo beige, una Chevrolet “modello V8 del 1972”, pulita e vintage. Era un'automobile meravigliosamente reattiva, perfetta per andare a destra e a sinistra a volontà, e per andare in giro nella città della “bella vita” dove tutto è straordinariamente bello: le ragazze, le palme, i ristoranti ... “Nella macchina c'era uno di quei lettori CD che può' contenere 10 CD a volta, con all’interno una compilation di Sinatra. Si è rivelato essere la colonna sonora ideale per quell'ambiente fatto di sole e di palme. Musica da film! Sinatra è davvero la voce dell'America, non c'è n’è, è il sogno incarnato.” 

Ben si è innamorato di Sinatra grazie a quella scoperta fatta a caso. L'aficionado del 'Soul' ha iniziato ad esplorare “The Voice” acquistando vecchi LP di Sinatra - “Classici della Capitol con dei porta vinili di cartone leggendari” - specialmente quelli arrangiati da Basie, il padrone dello swing 'pneumatico/pompato', un meraviglioso macchinario che sa scatenarsi. Si è anche documentato sulla vita del complesso e poliedrico personaggio, il cui centenario era appena stato celebrato. “Mi sentivo l'esigenza di immergermi nei testi, nelle parole e nel suo canto. Pochissime voci hanno un suono come la sua: ha una pastosità della voce che manda brividi lungo la colonna vertebrale. Era ancora meglio dal vivo che nello studio! Aveva il controllo totale...Sono cresciuto con Otis Redding, e riesco a sentire gli anni di lavoro e gli alti e bassi nella voce di Sinatra. Tutto questo mi fa commuovere. Non sono canzoni pop usa a getta, ma piuttosto un repertorio estremamente raffinato, con melodie che mi ricordano la Soul music.” 

Non è stata la prima volta che Ben esplorava un'altra voce per sviluppare la propria. Lui è famoso per Soulman, naturalmente, ma per conoscere meglio il cantante straordinario dobbiamo guardare al di là di quel successone, proprio come dobbiamo guardare oltre la sua versione di Seven Nation Army dei White Stripes. Aretha Franklin, Ray Charles, Sam Cooke, Donny Hattaway e Marvin Gaye furono tutti delle 'presenze fisse' nella sua casa di famiglia, insieme alle grande dive del jazz - Ella e Dinah, e Sarah e Nina, un soggetto a cui è dedicato un omaggio in particolare – le quale avevano anche formato una colonna sonora familiare, ma nella collezione di sua madre non ci fu neanche un singolo album di Sinatra! Il momento era poi giunto per il ragazzo cresciuto nella grande scuola del Gospel, rivelato dal movimento Nu-Soul, di salire su questo Everest in modo suo e nella sua propria maniera.

“Non è possibile paragonarsi ad un'icona di tale proporzione. Non è possibile fare un omaggio in stile 'jam', solo per fare il figo. Volevo raccontare la mia storia attraverso la sua musica e farla rivivere! L'album celebra un grande cantante, ma è soprattutto il mio nuovo disco. Avevo qualcos'altro da esprimere.”

Pensavamo di sapere tutto quello che c'era da sapere di queste canzoni, invece Ben le ha fatte sue e aggiungendogli nuove prospettive autobiografiche nei contorni. Il suo canto meditabondo e gli arrangiamenti scuri trasmettono un messaggio dolce-amaro di pace e malinconia – di gran classe e classico come l'uomo che ha trasformato le canzoni in capolavori. Under My Skin - la hit che ha rilanciato la carriera dello 'stallone' Italo-Americano - è avvolto in uno stile Gospel, profondo, minimo, e crepuscolare. Il 'Frenchman' esprime tutto il significato dei testi, che delle volte risultavano messi in secondo piano dagli arrangiamenti, certamente stupefacenti, ma un po troppo appariscente quando Sinatra li ha registrati all'epoca. Fly Me to the Moon decolla con un ritmo Trip-hop, mentre My Way e All the Way si affida ad una produzione molto Hip-hop, con un accompagnamento tenuto basso. Ben presenta anche una versione Dub dell'inarrestabile New York New York e una versione personalizzata di I Love Paris, una reazione ai terribili eventi che hanno avuto luogo nel suo quartiere in quel tragico 13 novembre.

Stilisticamente parlando, la copertina sa molto di Horace Andy, il cantante capo stipite del Reggae in stile inglese. Infatti, Ben porto' uno degli album di Andy in studio con se quando realizzo l'album. “Per me la musica Reggae riflette i valori pacifici che sono alla radice di questo tributo per Parigi.” The Good Life adotta lo stesso approccio, ma questa volta è arricchita di R&B. Per quanto riguarda Witchcraft, Ben ci dà una versione Voodoo con le tendenze Caraibiche. “Questa versione è un po' alla Papa Legba e witch doctors, quando invece quella di Sinatra sa più di Bewitched e enchanting girls.”

L'intero disco è passato attraverso un filtro Caraibico, deliziosamente speziato e insaporito, ed è talvolta più ritmico di una canzone Reggae. “Sentivo il bisogno di aggiungere un mix etnico e di portare qualcosa di ondeggiante alle melodie originali.” Cosi Ben ha creato un'atmosfera che riflette le sue radici delle Indie occidentali – un'area d'esplorazione molto ricca. Il passare del tempo e un ritmo diverso forniscono un approccio nuovo alle versioni originali - un approccio retro-futuristico infatti, dove Soulman allarga gli orizzonti, li carica con le sue influenze riuscendo allo stesso tempo a piazzare l'album nel presente. Passare alla Blue Note dopo essere stato alla Motown gli sembrava la cosa più naturale in assoluto. Lui è orgoglioso di far parte dell'etichetta 'madre' del Jazz tanto quanto lo era di lavorare prima con l'etichetta della 'culla' del Soul. “L'etichetta Americana con la migliore storia a base di trio. E pensa che il tre è proprio il mio numero!.” E cosi non è una sorpresa che dopo tre anni di pianificazione, il disco è stato fatto da un trio attraverso un periodo di tre mesi. A lavorare con Ben ci furono Matthieu Joly e Benjamin 'Waxx' Hekimian, il duo elegantissimo sia nella musica che nell’immagine, hanno creato una vetrina a misura che fosse degna dello stile molto speciale del cantato di Ben. Le tecniche Hip-hop sono combinate tra le righe con melodie Pop, Soul in salsa Reggae, e con lo Swing sinuoso del Jazz. La produzione postmoderna ma anche della vecchia scuola dona all'album questo sapore a 360:  Vintage Chic, come la bellissima automobile Americana dove tutto ebbe inizio...

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